Spot non ufficiali: solo esercizi di stile?

La scorsa settimana è uscito un video, che ha riscosso un grande successo in rete, di uno studente di cinema tedesco se non ho capito male, di fatto si tratta di uno spot ADIDAS non autorizzato, di fatto potrebbe essere un “compito a casa”.
Lo spot non è stato né commissionato né visualizzato dalla casa produttrice di articoli sportivi e nell’internet si è fatto un gran dire che i teutonici a tre strisce abbiano segnato un autogol nel non voler “prendere” questo spot e farlo “proprio”, tuttavia credo che le chiavi di lettura siano diverse e che ci sono senza dubbio vari aspetti da tenere in considerazione.
Prima di tutto, per chi non avesse avuto modo di vedere il video, o semplicemente per chi lo volesse rivedere, qui sopra.

BENE MA NON BENISSIMO

Senza dubbio lo spot è ben fatto, e ovviamente mi riferisco alle inquadrature, colore, colonna sonora, recitazione, insomma tutto lo scatolame tecnico che, dopotutto è frutto di uno studente (o più di uno probabilmente) di una scuola di cinema. Non trascuriamo la location, adatta a valorizzare il racconto, gli attori davvero bravi, comparse incluse, senza tralasciare i dettagli, come il tipo che annaffia la TV.
La storia è abbastanza un cliché, volendola semplificare il tutto gira intorno all’insofferenza del nostro personaggio principale alla vita della casa di riposo, soprattutto quando ritrova le sue scarpette da corsa, un irresistibile richiamo per tornare a correre ed uscire dalla struttura, cosa che gli infermieri non permettono, fino all’intervento di un amico che non solo ritrova le scarpette da corsa, ma blocca anche l’intervento dei medici permettendo al nostro personaggio di riuscire nell’impresa di correre sul giardino al claim di “BREAK FREE”.

Non si può dire che non sia un filmato che smuove la pancia, che racconta una storia facendo leva su un paio di situazioni che decisamente toccano, in primis la condizione generale delle vecchiaia, il periodo finale della vita che nell’immaginario collettivo porta quel velo di tristezza, secondo l’amicizia, e non un’amicizia a caso ma quella di un compagno di Casa di Riposo in carrozzina, quindi salvo il vero impossibilitato a correre e “scappare”, e brandizzato Adidas anche lui nella felpa della tuta.

A DI DAS

Fermo restando che in settimana ho letto una dichiarazione del “regista” (non mi ricordo dove, scusatemi se non linko) che diceva che non è stato possibile far pervenire il video a chi di dovere in ADIDAS, bisogna fare i conti con un paio di questioni che forse, nella foga di voler dar contro a qualcosa purché ci sia la massa a dar man forte, non viene preso in considerazione per nulla.

  • CODICE ETICO: Le aziende, soprattutto quelle grandi, hanno codici etici davvero presenti e pressanti, proprio per evitare di incappare in polemiche di qualsivoglia natura. Pur non conoscendo il codice che si è imposto l’azienda in questione, mi viene facile pensare che uno spot girato in quel contesto potesse essere border line col codice e a dire il vero, non sarebbe nemmeno così fuori da una certa logica. Chiaro che, liberi da tutti i vincoli “etici” che un committente impone si ha totale libertà di fare e dire quello “che si vuole” ottenendo prodotti validi dal punto di vista della comunicazione che forse l’azienda non vuole permettersi, per il semplice fatto che qualcuno potrebbe risentirsi, e di qualcuno che si risente è pieno il mondo quando sei una multinazionale.
  • LUNGHEZZA: Gli spot TV sono o di 30 o di 60 secondi, per raccontare questa storia ce ne sono voluti più di 90. Chiaro che il video potrebbe essere sponsorizzato sui social, e altrettanto chiaro che si può accorciare, anche se accorciare vuol dire perdere dettagli del racconto e salvo il vero, gran parte del crescendo che è quello che piace di questo video.
  • TARGET: Nulla contro le persone “anziane” che fanno sport, ma non credo proprio che quello della case di riposo sia il target di ADIDAS. So bene che il video in questione è una esasperazione del messaggio “BREAK FREE” che poi può essere ampliato a tutte le età, ma probabilmente il rischio di comunicare in un certo modo non è una decisione facile da prendere, dovendo investire soldi in comunicazione, il processo decisionale è pur sempre quello di una multinazionale che primeggia nel suo campo, niente deve essere lasciato all’improvvisazione.
  • PIANO DI COMUNICAZIONE: Bisogna guardare al modo in cui l’azienda ha sempre comunicato, a chi si rivolge il messaggio, al modo in cui il messaggio deve passare e quando si lavora per grandi aziende, bisogna fare i conti con molte teste che devono sempre riportare a qualcuno sopra di loro che decide, senza poi non tralasciare il fatto che “cambiare” il modo di comunicare o semplicemente osare in qualche passaggio vuol dire cambiare tutto il piazzamento dell’azienda. Insomma, non è sempre fattibile.

NON TUTTI SANNO CHE

L’esploit di questo spot è senza dubbio evidente, in “mezzo mondo” se ne parla e le visualizzazioni sono milioni (e in tutto questo non è che ADIDAS non ne tragga giovamento), ma non è il primo di questo tipo. Sono diversi gli esercizi di stile che studenti di cinema e semplici appassionati si sono inventati nel tempo, alcuni semplici e volutamente sottotono (tra cui uno mio che ho fatto lo scorso anno grazie ai filmati originali del vero spot FIAT TIPO), per concludere con quello che ritengo superiore sotto tutti i punti di vista, non solo per come è girato, per i costumi, per l’ambientazione, ma proprio per come il messaggio viene veicolato, quello di MERCEDES che compare come ultimo della lista qui sotto.

NASA TV SPOT (UNOFFICIAL)

ZUEGG (UNOFFICIAL)

FIAT TIPO – L’AMORE NON FA RUMORE [30” FAKE SPOT]*

ADOLF // Mercedes-Spot 2013 [Unofficial]

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